archivio mostre 2010
 


FEDERICA GALLI
Cascine
(prima parte)

dall'11 ottobre 2010

   
 
Dall'11 ottobre 2010, la galleria Salamon&C espone 43 acqueforti dell'artista Federica Galli, scomparsa nel 2009.

Oltre alle vedute delle sue città predilette, Milano e Venezia, l'inciditrice di Soresina illustrò anche luoghi meno noti e riconoscibili della “sua” campagna lombarda e dell’Italia in generale, in particolare alberi e cascine.
   
   
 
 
Il ruscello, 1983
mm 392 x 395
Cascina mulino Pietrasanta, 1982
mm 391 x 394
   
 
L’acquaforte è` una tecnica a in cavo il cui nome deriva dalla parola acido, appunto acqua forte, cioè la sostanza che compie l’incisione vera e propria nella matrice di metallo; inizialmente è stato usato il rame, oggi spesso sostituito dal duttile zinco.

E' una tecnica a in cavo perché l’incisione avviene scavando un solco nella matrice, traccia che sarà poi riversata sul foglio, una volta completate tutte le fasi d’esecuzione, dando origine al disegno voluto dall’artista.
   
 
Il recinto 1977
mm 350 x 634
   
 
Le fasi di produzione di una acquaforte iniziano con la verniciatura della matrice in metallo, coperta con una sostanza resinosa che viene affumicata in modo da ottenere una superficie scura e malleabile. Per ottenere uno strato omogeneo di vernice è necessario scaldare la lastra che, essendo di metallo, conduce il calore e facilita questo processo in poco tempo.

A questo punto l’artista esegue il suo disegno sulla lastra asportando la vernice con una punta (vedi fig. 1). L’operazione non comporta particolare forza fisica, come per il bulino e la puntasecca - le altre tecniche a in cavo - ma necessita di molta riflessione perché l’incisore è costretto a lavorare (rispetto al risultato finale) in controparte e in negativo, inoltre il margine di correzione è minimo, una caratteristica che costringe l’artista a iniziare il lavoro con un progetto già ben delineato: sia per la veduta d’insieme del soggetto sia per i dettagli.

Tracciato il solco sulla vernice si procede con l’incisione vera e propria, che avviene immergendo la lastra in una soluzione acida (vedi fig. 4). L’acido corrode il metallo lasciato scoperto dalla punta. Questa operazione può essere ripetuta più volte, inoltre l’artista può mascherare (con una vernice temporanea) alcune tracce lasciando scoperte quelle che desidera far incidere più profondamente, che risulteranno più spesse e marcate in fase di stampa (vedi fig. 5). Tali immersioni sono dette morsure e, se ben dosate, possono aiutare l’artista a ottenere complessi effetti di chiaroscuro o dare maggior risalto ai piani prospettici.
   
 
 

Cascina Santo Stefano, 1983
mm 635 x 347

Cascina Bellaria, 1985
mm 643 x 344
   
 
Una volta incisa, la lastra viene pulita dalla vernice con del solvente ed è pronta per essere inchiostrata e stampata. L’inchiostro usato nella stampa grafica, messo a punto nel tardo ‘400 (probabilmente da Guttenberg), è abbastanza denso; una consistenza che gli permette di infilarsi nei solchi e di rimanerci quando lo stampatore procederà a pulire le superfici (quelle non incise) che devono rimanere bianche. Tale pulitura avviene con un tessuto a trama molto larga (tarlatana) che raccoglie l’inchiostro in eccesso.

Per procedere alla fase conclusiva, quella di stampa, si inumidisce la carta in modo da renderla più assorbente all’inchiostro, che verrà trasferito dalla matrice al foglio attraverso la forte pressione esercitata sopra i due supporti fatti passare nel torchio calcografico (vedi fig. 6).

Federica Galli ha intuito la proprie potenzialità incisorie molto presto, infatti già a partire dal ’58 abbandona ogni altra forma d’arte per dedicarsi esclusivamente all’acquaforte, prestando una particolare attenzione agli strumenti tecnici di questo mezzo incisorio, tra cui il torchio calcografico: nel tempo si sono susseguiti diversi torchi, sostituiti da strumenti sempre più efficienti che le hanno permesso di perfezionare in studio le prove si stampa delle sue opere, prima di affidarne l’intera tiratura ai professionisti cui si è appoggiata nel tempo. L’ultimo torchio di Federica Galli, un “Otto Mandelli”, è operativo nella sede della fondazione che porta il suo nome e che si prefigge di tutelare e divulgare l’attività artistica dell’autrice.
   
 
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4   5   6
   
 

1-2. Il lavoro preliminare di Federica Galli en plen air.
3. Dopo alcuni giorni l’autrice si trasferisce in studio per completare l’incisione.
4. La morsura della matrice nel bagno d’acido.
5. La fase di stampa; dalla matrice, appoggiata sul piano del torchio, l’inchiostro si trasferisce al foglio umido sovrastante.
6. Un ritratto di Federica Galli con uno dei suoi torchi.
7. Federica Galli vista dall’obiettivo di Berengo Gardin; dal volume che celebra i cento personaggi che hanno segnato la cultura italiana.

   
 
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Orari:
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