archivio mostre 2010
 


MARZIO TAMER
Acquarelli e Dry Brushes

dal 26 novembre
al 17 dicembre 2010


Inaugurazione
giovedi 25 novembre
ore 18.00


   
 
   
 
   
 
Dal 26 novembre al 17 dicembre 2010, la Salamon&C espone nella sua sede di Via San Damiano le opere di Marzio Tamer eseguite ad acquarello e dry brush.
   
 
 
     
 
 
     
 
Dal 26 novembre al 17 dicembre 2010, la Salamon&C espone nella sua sede di Via San Damiano le opere di Marzio Tamer eseguite ad acquarello e dry brush.
 
 
Marzio Tamer si cimenta in tecniche pittoriche tradizionali, le stesse che hanno usato i pittori per secoli e che mostrano la loro longevità nella conservazione e l’intenzione a lasciare una traccia durevole del proprio pensiero artistico. Dopo dieci anni di attività con la tempera all’uovo Tamer decide di usare l’acquarello intorno al 2001, quando, indispettito dall’affermazione di un suo ammiratore che lo classifica come “artista pignolo”, si muove in lui il desiderio di dimostrare d’essere in grado di esprimersi con maggior istintività rispetto alla sua tecnica principale.

Vale a dire nella tecnica in cui è da anni considerato un maestro indiscusso e che, in effetti, costringe, chi ne è capace, a dipingere con una definizione e una pennellata meticolosa.

A questo osservatore, quindi, si deve il merito d’aver stimolato Tamer ad avvicinarsi a una tecnica nella quale rivela, da subito, una padronanza fuori dal comune.

Inizia un percorso di studio e poi di esercizio che sin dai primi esperimenti porta Tamer a sviluppare, collateralmente, quella che s’identifica come dry brush, una tecnica che, tradotta alla lettera, è “pennello secco”; essa prevede l’uso di pennelli fini poco intrisi di acqua.


 
 

Aigues Mortes, 2010
Acquarello e dry brush, cm 93 x 67

Rispetto all'immagine in catalogo,
l'opera è stata perfezionata dall'artista
che ha ritenuto oppurtuno aggiungere
alcuni dettagli qui riprodotti.

   
 
 
Un metodo in antitesi all’acquarello classico che si realizza usando un colore liquido, preferendo pennelli grandi.

Nelle opere di Tamer i due metodi convivono, in modo da consentirgli di entrare nel dettaglio dove ritiene, lasciando delle aree più sfumate, talvolta anche solo volutamente abbozzate, che fissano le atmosfere e le sensazioni provate durante le sue osservazioni in natura.

Il dry brush è una delle tecniche predilette dal più significativo maestro del realismo americano del ‘900: Andrew Wyeth, che la definisce a weaving process, una tessitura ottenuta con il tratteggio delle sottili pennellate accostate le une alle altre.

Un metodo di lavoro che si avvicina alla stesura della tempera all’uovo.
Donnafugata, 2010
Acquarello e dry brush
cm 81 x 64,5
 
   
 
Contrada Costa, 2010
Acquarello e dry brush
cm 38 x 96
   
 

Diversi da quest’ultima, invece, sono i materiali usati.
L’acquarello, in generale, non viene preparato in studio, ma lo si trova in commercio sottoforma di godet o tubetto, quando asciuga si ravviva innumerevoli volte con l’aggiunta di acqua, senza, sostanzialmente, virare di colore. Una caratteristica che lo differenzia dalla tempera all’uovo che deve essere rifattta ogni giorno unendo il pigmento puro con il rosso d’uovo.

La pasta dell’acquerello è composta da pigmento naturale e da una percentuale minima di gomma arabica; quest’ultima, una volta stesa, viene assorbita dalla carta, lasciando il pigmento galleggiare in superficie. Questo colore, nonostante sia puro, risulta tenue e poco brillante perché privato dei suoi additivi. Una caratteristica che molti lasciano allo stato naturale per sfruttarne la tavolozza delicata: nel caso di Marzio Tamer i colori rispecchiano quelli usati in opere realizzate con altri mezzi tecnici, quali l’olio e la tempera all’uovo.

 
 
Gregge, 2010
Acquarello e dry brush
cm 24,5 x 63
   
 

La carta usata da Tamer è la Arches, dell’omonima e storica cartiera francese che produce usando materie prime pure - prive delle sostanze che potrebbero determinare indebolimenti della fibra, fra le quali la lignina -, e di qualità, come l’acqua della fonte cui attinge la fabbrica; caratteristiche che garantiscono una conservazione durevole. Sono, infatti, le fibre vegetali pure, quali il lino, di cui è composta la cellulosa, a garantire la longevità tipica della carta.

Lo spessore della carta si misura in peso e la grammatura (la pesantezza) della carta usata da Tamer è di 360 grammi per metro quadrato. Un peso che consente un corretto assorbimento nelle aree dipinte ad acquarello tradizionale e ugualmente in quelle dipinte a dry brush, che di norma richiede una grammatura maggiore.

   
 
La piana da Sant'Angelo, 2010
Acquarello e dry brush
cm 38,5 x 72
   
 

Per la realizzazione del dry brush si procede preparando i colori che verranno impiegati, vi si intinge il pennello e lo si asciuga su una spugna o strizzando le setole con le dita, come faceva Wyeth e come usa fare Tamer.

Eliminato l’eccesso di liquido le setole del pennello restano intrise di solo colore e l’artista procede al disegno sulla carta. L’assenza di acqua consente un’asciugatura veloce che permette all’artista di verificare nell’immediato come sta procedendo il suo lavoro.

   
 
A dispetto dell’acquarello classico, il dry brush comporta tempi di lavorazione molto più lunghi, simili a quelli di un disegno ben rifinito.

Per il fissaggio gli artisti si dividono fra coloro che cercano un effetto lucido e chi preferisce una finitura opaca, come Tamer.

Nel primo caso ci sono in commercio vari prodotti che vengono in supporto all’artista, possono dare effetti molto vicini alla pittura a olio e nello stesso tempo garantiscono quella reversibilità richiesta oggi, cioè la possibilità si apportare dei ripensamenti o intervenire per dei restauri futuri.

Nel secondo caso non s’interviene in alcun modo.
 
 
Betulla, 2010
Acquarello e dry brush
cm 81,5 x 64,5
   
 
Covone, 2010
Acquarello e dry brush
cm 36 x 50,5
 
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Orari:
da lunedi a venerdi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19
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