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UGO RIVA
scultore in bronzo
dal 7 maggio al 13 giugno
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Timothy Standring, direttore della Gates Foundation, Painting & Sculture dipartimento al Denver Art Museum presenta con la Salamon&C, lo scultore Ugo Riva: a Milano dopo sette anni d’assenza.
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15 opere saranno esposte nella galleria Salamon&C, che si affaccia su uno dei parchi più antichi e inaccessibili di Milano, dell’omonimo Palazzo Cicogna, in Via San Damiano, 2.
La mostra segue di poche settimane l’apertura (12 aprile - 30 giugno) dell’importante retrospettiva che la Provincia di Bergamo dedicata al Suo artista.
Lo scultore lombardo, Ugo Riva, dimostra, con le sue sculture in bronzo, come oggi sia ancora possibile produrre opere di grande attualità pur esprimendosi attraverso il figurativo.
Le sue sculture sanno emozionare: turbano, appassionano, inteneriscono; così come sanno far fantasticare su un canone di bellezza ideale, ma non irreale. Ugo Riva si muove nell’arte con la consapevolezza che è un mestiere e come tale esige una profonda abilità e conoscenza tecnica.
Quando un artista sa profittare dei suoi strumenti e dei suoi materiali nonché dei gesti per dargli corpo, dà origine a una produzione che rivela intelligenza mentale e manuale:
è questo il caso delle sculture di Riva.
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| | Io sono qui
scultura in bronzo
limitata a nove esemplari, h cm 78 |
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Chi è Ugo Riva?
Ugo Riva è uno scultore bergamasco, classe 1951, con un interessante e ampio curriculum di esposizioni sia in Italia sia all’estero.
Cosa produce Ugo Riva, ovvero qual’è la sua poetica?
Ugo Riva è uno scultore che non teme d’affrontare il discorso continuativamente interrotto sulla figura umana, eterna unità di misura dell’arte: le sue opere rappresentano soprattutto figure femminili, in tutte le sue sfaccettature: materne e anafettive, pudiche e sfacciate, voluttuose e timide, altere e sensuali; madri, madonne, donne… Una ricerca che lo vede impegnato da anni e che sfocia in sculture capaci di emozionare in più direzioni: turbano, appassionano, inteneriscono...
Come sviluppa il suo lavoro?
Con l’antica tecnica della fusione in bronzo, fra le più nobili tra le forme d’arte della nostra storia, con una particolarità unica nel panorama dell’arte contemporanea che consiste nel dare una patina simile a un velo d’acquarello. Una velatura che conferisce alle sue sculture un aspetto del tutto simile alla terracotta, ancora impregnata del gesto dello scultore. Una immediatezza che rende le sue figure ancora più vive. |
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Quando Ugo Riva ha capito di possedere questo talento?
Da giovanissimo, quando lavorava nottetempo alle sue sculture, mantenendosi con un altro mestiere.
Un lavoro che ha lasciato molto presto mosso anche dal sostegno e dal riconoscimento del suo talento da parte di critici dello spessore di Giovanni Testori, che, con Mario de Micheli e Elena Pontiggia per citarne solo alcuni, lo incoraggiarono con forza.
Dove nasce l’ispirazione di Ugo Riva?
Le figure sono frutto della sua immaginazioni, raffigurano il suo ideale di donna, manifestano le sue ricerche introspettive e spirituali, danno concretezza al suo bisogno di dare voce agli angeli.
Figure che cambiano nel tempo come è giusto che sia per un uomo in continua evoluzione.
Perché la Salamon&C promuove l’opera di uno scultore, quale è Ugo Riva, che si cimenta nel figurativo quando il mercato dell’arte sembra tendere a valorizzare le correnti che sono agli antipodi (Pop art, Astratta, Minimalista, Concettuale, Neo-Geo, etc) ? |
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I miei giorni
scultura in bronzo
limitata a nove esemplari, h cm 150 |
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Perché la realtà è frutto di esperienza e nella veste di galleristi, cioè trait d’union fra artisti e collezionisti, da anni si è osservata la crescente esigenza di alcuni scultori, pittori e incisori di esprimersi attraverso il figurativo. Nel contempo la loro fortuna commerciale dimostra quanto il collezionismo attuale sia desideroso anche di opere che lo emozionino, che aderiscano a dei canoni estetici (in parole semplici che siano belle a vedersi), che siano comprensibili senza intermediari intellettuali. Caratteristiche riscontrabili negli artisti che la galleria propone e in particolare nella produzione di Ugo Riva.
Una strada che vede l’appoggio di una considerevole parte della critica internazionale, che da tempo sostiene con entusiasmo questa (pseudo) nuova corrente.
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A motivare questa ricerca nell’ambito del figurativo sono le radici della galleria Salamon&C, attiva nell’arte antica da quattro generazioni.
Una dozzina d’anni fa, con l’esordio di Yvan Theimer a Milano, la Salamon&C ha aperto le porte al settore dell’arte contemporanea, ponendosi come obiettivo primario quello di promuovere, valorizzare e sostenere artisti, spesso inediti, che si esprimessero attraverso il figurativo e che si avvalessero dei parametri su cui si è basata la critica nella storia dell’arte: tecnica, contenuto ed estetica. Nel contempo si è cercato di selezionare artisti capaci di cogliere, interpretare il presente, artisti che riflettano l’attualità.
Una ricerca inizialmente controcorrente e quindi difficile, perché il mercato dell’arte contemporanea sembrava prediligere quegli artisti che si adeguavano ai dictat imposti dai responsabili delle biennali, delle fiere, della moda. Con il tempo, invece, questo genere si è rafforzato sia di artisti -offrendo una scelta e un confronto più ampio e costruttivo-, sia nella loro qualità a tal punto da divenire protagonista reale, e parallelo, del mercato dell’arte dando vita a un incremento di gallerie specializzate in figurativo e con un giro d’affari invidiabile. |
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La sposa di Arturo
scultura in bronzo
limitata a nove esemplari, h cm 62 |
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Timothy J. Standring
Gates Foundation
Curator of Painting & Sculpture
Denver Art Museum
Dieci Pensieri su Ugo Riva
1- Sul web si trovano migliaia di “risultati”, come dite voi italiani, al semplice digitare il nome Ugo Riva su un qualunque motore di ricerca. Non è certamente uno sconosciuto!
Nasce a Bergamo e la sua prima formazione avviene sul territorio d’origine, sostanzialmente egli ha un profondo senso artistico, conosce le tecniche e allo stesso tempo sviluppa una propria e del tutto personale sensibilità. Sembrerebbe con ciò che la sua biografia sia ancora da scrivere. Arriverà qualcuno e collegherà i fatti della vita di questo Artista alle sue opere. Qualcuno poi inizierà a vedere le connessioni tra questi avvenimenti e l’effetto che hanno avuto sulla sua arte.
2- Scrivere la biografia di un artista è una sfida interessante: che cosa è veramente importante quando trasformiamo in parole l’intrinseca essenza di un’opera d’arte? I luoghi e le persone della vita di un artista che ruolo giocano negli anni della sua formazione? Cosa sarebbe stato di Van Gogh se fosse vissuto a Milano anziché ad Arles? L’artista si adatta all’ambiente in cui vive e lavora? È credibile la psicoanalisi quando cerca i legami fra le opere e chi le crea? Che cosa entra in gioco nella mentalità collettiva, quando si tenta di carpire l’essenza dell’opera di un Artista? Le opere, da se stesse, rivelano, o tradiscono, qualche aspetto di chi le ha create?
3- Come viene creato il significato di un’opera d’arte? E’ vicina o lontana dalla materia prima, dalla creta, dall’acqua, dal metallo e dai pigmenti?
4- Dove risiede la verità di queste opere? Io credo che risieda nella quantità di convinzione con la quale egli sostiene il mito, nella forza con cui impugna le redini dell’artifizio. Come per un romanziere, il cui scopo è quello di dare corpo al sogno del racconto, Riva ha l’abilità di mantenere un equilibrio tra ciò che è riconoscibile, finanche tangibile, e ciò che è immaginario, meno concreto, ma certamente non meno sostanziale della realtà stessa.
5- La sensualità delle sculture di Riva è riuscita perfettamente perché egli ha la capacità di creare delle opere evocanti la suggestione di ambienti e situazioni estremamente intimi e privati, come fare l’amore con la propria moglie in cucina mentre i bambini dormono nella stanza accanto. La sensualità dell’atto sessuale viene ispessita dal timore che i figli appaiano da un momento all’altro. O come fare l’amore in luoghi improvvisati quale un vicolo, dove il brivido accresce nella consapevolezza d’essere interrotti dall’arrivo di qualcuno o dall’apertura di una finestra. Noi diveniamo voyeuer delle situazioni create da Riva.
6- L’abilità tecnica -l’intreccio di creta e acqua plasmate con l’ausilio delle dita, levigate da coltelli, spatole e solo Dio sa con quale altro strumento- è sempre presente nell’opera di Riva. Inizialmente avevo giudicato questa caratteristica sconcertante credendo che vi fosse una certa irresolutezza e che mostrasse un limite della sua capacità a dare vita all’assieme di un’opera. Ma, poi, più ho approfondito lo studio delle sue opere più ho iniziato ad apprezzare questo aspetto del suo lavoro, che mi ha offerto la possibilità di creare un collegamento tra la sua opera e quella degli indiani Navajo, i quali lasciavano una piccola traccia di tessuto fuori dalle cornici delle loro composizioni: ciò permetteva un passaggio fra l’oggetto e le forze superiori. In assenza di questo residuo di materia non plasmata le opere di Riva perderebbero la loro energia e il loro spirito vitale.
7- Quando mi hanno mostrato la prima volta le opere di Riva la mia formazione storica mi ha condotto ai manufatti in creta dell’antichità. Ho richiamato alla memoria le terrecotte tangara, i lavori etruschi, per arrivare velocemente alle crete che ho ammirato al Bargello e alle terrecotte di Bernini, Duquesnoy e Mochi. E in particolare ho pensato che Riva avesse tratto una importante lezione dai lavori degli scapigliati che hanno lavorato a Milano e Roma fra la fine del XIX e XX Secolo. Nell’insieme, sono questi i lavori che immagino abbiano mosso Riva verso il mondo della lavorazione della creta.
8- Ma i vuoti nelle opere di Riva, quelle aree non riempite di materiale, sono ugualmente molto importanti, e ci si immagina che per questi egli abbia osservato ai primi lavori del XX Secolo fra Giacometti e Gonzalez. Ho il sospetto che da qualche parte nello studio di Riva ci siano delle prove per i suoi lavori che appartengono al regno del surreale, dell’astrattismo, e anche che si sia nutrito e abbia attinto, per alcune opere, dal mondo dell’inconscio.
9- A mio avviso, la questione più indicibile a proposito delle opere di Riva riguarda il suo uso del colore: non ho ancora deciso se esso funzioni oppure no. Ciò che è certo, in ogni caso, è che forse l’aggiunta del colore conferisce alle sue sculture qualcosa che, se non ci fosse, sospetto le farebbe sembrare spoglie.
10- Le opere d’arte non si basano mai sul nulla, prendono vita dalle dissertazioni e dall’impegno che si accendono attorno a combinazioni di significati: dalle allusioni della storia dell’arte, al luogo di appartenenza dell’artista, dalla sua biografia fino alle descrizioni della sua opera. Come questi elementi si combinino è una componente del gioco. Il più delle volte è un enigma come tutti questi pensieri e osservazioni si uniscono, e, ancora, il più delle volte, è ciò che ci porta a discutere che crea una esperienza più profonda con l’opera in esame. Forse, dopo le riflessioni appena fatte, il nostro interesse per le sculture di Riva diventa più profondo che mai.
Denver, novembre 2007 |
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orari:
da lunedi a venerdi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19
altri
orari su appuntamento
Informazioni
Tel. ++39 0276 013142
fax. 0276 0049 38
e-mail: lorenza@salamon.it
www.salamon.it
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