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Quando Giovanni Testori conobbe Federica Galli, negli anni '70, l'artista cremonese aveva già un passato disseminato di successi di critica e fortuna commerciale. Le sue acqueforti godevano di un vasto pubblico di estimatori che non poteva non sostenere un'artista capace d'aver riportato in auge il genere del vedutismo, dopo anni d'oblio.

Vedute delle sue città predilette: Milano e Venezia, ma anche luoghi meno noti e riconoscibili della "sua" campagna lombarda. Gli alberi, da sempre presenti in maniera predominante nella sua opera, diventano protagonisti assoluti, a partire dalla seconda metà degli anni '80, quando intraprende un viaggio lungo tutto il territorio italiano a caccia di Alberi Monumentali, quasi sempre colossi centenari, di cui ci illustra un panorama non sempre noto, di veri e propri giganti spettacolari. Esempi di forme ed intrecci affascinanti e, come per le vedute, sempre privi di figure umane, ma non per questo di linfa vitale.

 
   

Il traghetto, 2002
Acquaforte originale, mm 290 x 320

 
 
   

Lunedi, 2001
Acquaforte originale, mm 495 x 330

 
 
   

Sabato pomeriggio, 2000
Acquaforte originale, mm 148 x 136

 
 
   

La quercia di Arkądi, 1990
Acquaforte originale, mm144x24

 
 
   

Pioppo nero, 1992
Acquaforte originale, mm 183 x 91

 
 
   

Il pino di Garibaldi a Caprera, 1997
Acquaforte originale, mm145 x 241

 
 
   

La brinata, 1997
Acquaforte originale, mm

 
 
   

Cascina Miranda, 1984
Acquaforte originale, mm 200 x 787

 
 
   

Cascina La Grande, 1993
Acquaforte originale, mm 490 x 646

 
 
   

Cascina Malvasia, 2001
Acquaforte originale, mm 394 x 399

 
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