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Colui che disegna nutre il progetto di abolire la distanza
fra se stesso e la realtà. E' un passaggio. Esso appare o
riappare ogni volta che l'arte si trova in un vicolo cieco
o in un'impossibilità. Di qui l'innocenza fondamentale di
colui che oggi fa il progetto di disegnare. Posto davanti
al mondo come se questo avesse ancora qualcosa da dirgli e
liberato dallo scetticismo dei suoi contemporanei, egli è
di nuovo l'essere nudo e primitivo all'alba della civiltà.
Tutto comincia con il disegno, e con esso tutto può ricominciare…
(Jean Clair Critica alla modernità, 1983, ed. Allemandi, pag
112) Queste parole del critico Jean Clair, nonostante siano
rivolte al ruolo del disegno nel campo della pittura moderna,
sembrano descrivere perfettamente l'opera scultorea di
Ugo Riva.
Ugo Riva (classe 1951), con le sue sculture plasmate prima
in terracotta e talvolta, poi, riportate in bronzo -che dipinge
e ambienta diversamente l'una dall'altra-, dimostra come si
possa comunicare la sensualità senza cadere nella volgarità,
come si possa denunciare la mancanza di senso materno senza
giudicarla, come si possano esprimere contemporaneamente fermezza
e femminilità in un'unica donna. Una profonda ricerca personale
che sa trasmettere con opere di grande eleganza e armonia;
e quando le figure sono sproporzionate è un intento voluto,
che mira ad un messaggio preciso. Starà all'osservatore capirlo.
Ugo Riva è uno scultore di qualità. Non ha preso scorciatoie
tecniche, non si affida a discorsi esageratamente intellettuali
per trasmettere il suo pensiero: lascia che ci pensino le
sue opere. Un artista maturo che domina la materia con sicurezza
senza adagiarsene. Un uomo di carattere che si pone senza
riserve il desiderio di ulteriori sfide.